OrganizzazioniOrganizzazioni Teal

Organizzazioni Teal e Benefit Corporations

Teal organizations

Cosa sono le B-Corp e le organizzazioni Teal? In America sia le organizzazioni Teal che le B-Corp hanno già preso piede e, pian piano, stanno crescendo anche in Italia.

Secondo Wikipedia, una Benefit corporation, o B-Corp, è:

“Uno stato giuridico ammesso in alcuni stati americani e in Italia come Società Benefit, pensato per aziende for-profit che vogliano andare oltre l’obiettivo del profitto e massimizzare il loro impatto positivo verso la società e l’ambiente.” 

Le Organizzazioni Teal e le B-Corp

Un esempio in Italia è l’azienda produttrice d’olio d’oliva “Fratelli Carli”.

B corpLe organizzazioni Teal condividono con le B-Corp lo scopo benefico e differiscono per due principi chiave che le caratterizzano. La completezza, nel senso che le persone mostrano al lavoro tutte loro stesse, quindi non solo il lato professionale freddo e impassibile ma anche i loro sentimenti, problemi e passioni; e l’autogestione, nel senso che non essendoci una gerarchia, ogni individuo assume per sé un ruolo che lo appassiona, e ne è responsabile di fronte a tutta l’organizzazione. Un esempio eclatante è l’azienda Gore (produttrice del Goretex), che ha più di 10.000 associati (chiamano così i dipendenti) e nessun capo; fattura più di 3 miliardi di $.
Le organizzazioni Teal e B-Corp sono un’evoluzione rispetto all’economia fondata sulla tutela del mero capitale, dove le aziende lavorano duramente con l’unico scopo di fare soldi. Dal punto di vista finanziario, il seguente paradigma ha perfettamente senso: se mi privo temporaneamente di una somma cospicua di denaro, pretendo di averla indietro con il massimo del profitto.

Cosa deve fare quindi l’imprenditore per fare felici gli investitori?

Utilizzare il capitale per fondare un’azienda che produca beni o servizi per soddisfare i bisogni del mercato. Il paradigma continua ad avere senso anche dal punto di vista operativo dei singoli individui. L’azienda, soddisfacendo un bisogno latente o esplicito del mercato, viene retribuita dai consumatori, e successivamente retribuisce dipendenti e azionisti.

Il paradigma comincia a vacillare però, quando lo si guarda dal punto di vista della società.

  • Cosa ha dovuto fare l’azienda per massimizzare il profitto e per soddisfare le esigenze finanziarie?
  • Come ha scelto di gestire il personale? Ha utilizzato manodopera specializzata e retribuita eticamente o ha delocalizzato all’estero la produzione per abbassare i costi, magari sfruttando i bambini di un paese impoverito?
  • Quali scelte sostenibili ha sperimentato? Ha creato un impianto di produzione sicuro e sostenibile, o ha risparmiato sulle misure preventive e di tutela dell’ambiente?
  • Ha creato un prodotto di qualità o l’ha progettato con le tecniche dell’obsolescenza programmata?

Da queste domande, ovviamente estremizzate, si può capire come le aziende possano soddisfare i bisogni del mercato in modi completamente differenti. S’intuisce anche che l’organizzazione giusta è quella che agisce in modo etico, producendo prodotti di qualità, sostenibili, nel rispetto dell’ambiente, della sicurezza e della salute dei propri dipendenti e della società.

Quante aziende lavorano in modo etico?

Probabilmente tutte lo vorrebbero fare, ma poi facendo i conti, scoprono che installare i filtri alla ciminiera ha un costo, che attuare dei sistemi di sicurezza in fabbrica risulta essere un investimento eccessivo, che la manodopera italiana specializzata costa quattro volte quella cinese. Devono quindi scendere a compromessi operativi pur garantendo una remunerazione massima agli azionisti.

Con questo non vogliamo dire che il socio o l’azionista non vada retribuito, anzi. Senza di loro, le imprese non avrebbero sufficiente capitale per avviarsi e crescere, rimangono un partner fondamentale. Va cambiato invece lo scopo della società, bisogna passare dalla massimizzazione del profitto alla massimizzazione del beneficio verso la società e l’ambiente.

Massimizzare l’impatto positivo verso la società non significa andare in perdita o non retribuire il capitale, significa retribuire tutti gli stakeholder in maniera equilibrata garantendo anche alla società un beneficio.

Le società Benefit e le organizzazioni Teal di tutto il mondo ne sono un esempio. Per ora non sono un Organizzazioni Teal Italianumero sufficiente da avere dei dati statistici rilevanti, ma le ricerche hanno evidenziato una crescita migliore delle società standard. Numerosi esempi si possono trovare in questo gruppo LinkedIn e nel libro di Frederic Laloux “Reinventing Organizations”.

Un impatto positivo verso la società e l’ambiente

Come ultima riflessione vi invito a pensare ad un mondo dove tutte le organizzazioni hanno uno scopo con un impatto positivo verso la società e l’ambiente. In un tessuto economico di questo tipo cesserebbe di esistere la competizione distruttiva che vige attualmente; le organizzazioni con scopi simili smetterebbero di combattere e si aiuterebbero a vicenda per raggiungere insieme obiettivi comuni.

Provate a pensare a fabbriche belle e pulite, come quelle costruite da Olivetti, immerse nel verde e con pareti di vetro. Pensate al ritorno in Italia di tutte le aziende che negli anni passati hanno delocalizzato in Cina, producendo non più al minor costo ma alla più alta qualità. Immaginate un mondo dove le persone acquistano pochi prodotti, ma di qualità, belli, personalizzati, funzionali e sostenibili. Pensate a delle aziende dove le persone sono orgogliose di lavorare perché sanno che i loro sforzi hanno un impatto positivo sulla la società in cui vivono. Pensate ad un mondo sostenibile, senza inquinamento, con allevamenti di animali che vivono nella natura, con campi privi di pesticidi…

Se vogliamo uscire dalla crisi, e creare un mondo migliore, dobbiamo prima di tutto cambiare lo scopo delle nostre organizzazioni.
Per concludere cito una frase di Olivetti per sottolineare che questa non è un’utopia ma un sogno realizzabile:

“Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande.”

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