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Le interviste di Foxwin: Nicole Belfanti

NIcole LEF

Nicole Belfanti
Operational Expert in Lean Experience Factory 

Oggi intervistiamo Nicole Belfanti, Operational Expert in Lean Experience Factory (LEF), centro di formazione in Lean Management a San Vito al Tagliamento (Pordenone)nata nel 2011 dalla joint venture tra McKinsey & Company e Unindustria Pordenone, Confindustria Udine, Polo Tecnologico di Pordenone, Consorzio Ponte Rosso, CCIAA di Pordenone.  

 

interviste

 

Sappiamo che LEF nasce per supportare le imprese verso modelli organizzativi e produttivi che siano snelli. Nicole, per chi non mastica facilmente questi termini, ci puoi spiegare nel modo più semplice possibile il “perché” dell’esistenza di LEF?  

NICOLE: LEF è nata da un’esigenza precisa: rimediare concretamente alla perdita di competitività nell’efficienza produttiva in questo territorio, originata da doversi fattori, tra cui le lacune di competenza delle persone. Questa consapevolezza si basava su un’indagine specifica, realizzata da McKinsey & Company. 
LEF è stata creata come centro di eccellenza nella formazione, con un approccio pratico ed esperienziale orientato al learning by doing. Questo ci ha permesso di amplificare la comprensione della metodologia lean e aumentare il tasso di memorizzazione dei partecipanti di ciò che veniva appreso nel contesto formativo.

 

 

Negli anni, cosa avete cambiato? Come vi siete evoluti? 

NICOLE: Dal 2011 ad oggi ci siamo evoluti principalmente in due direzioni. Per quanto riguarda le tematiche affrontate, siamo passati dall’approccio lean alla modalità di lavoro agile e poi, nel 2015, all’industria 4.0 del mondo digitale.
Il secondo aspetto evolutivo riguarda i nostri ambienti. Siamo partiti dalla fabbrica, cioè dal manifatturiero, ma poi abbiamo cercato di coprire tutta la catena del valore, controllando e analizzando sia la gestione della qualità sia la gestione della logistica. Nel 2020, inoltre, ci sarà l’ampliamento della struttura che si aprirà ai visitatori. Un modo per essere un’azienda esperienziale, capace di mostrare la realizzazione del prodotto dall’inizio alla fine. 

 

 

In LEF fate e generate innovazione in contesti produttivi che spesso sono ancora fermi a 20 o 30 anni fa. Siete sicuri di riuscire a comunicare e quindi a ‘tradurre’ quello che fate?

NICOLE: Parlare il linguaggio delle aziende è ovviamente fondamentale. Il nostro know how comprende anche l’abilità di tradurre concetti complessi, in base all’audience che abbiamo. Per trasmettere conoscenza e strumenti, offriamo un ambiente esperienziale dove poter imparare sbagliando, senza la paura di uscire dalla comfort zone. Un aspetto per noi fondamentale è sapere chi abbiamo di fronte: ecco perché cerchiamo sempre di adattare i nostri corsi alle persone che vi partecipano (imprenditori, capi-funzione, dipendenti, ecc.).  

 

 

Quando si parla di digitalizzazione delle realtà aziendali e di innovazione dei processi, c’è un inevitabile bisogno di strumenti informatici e di software tecnologici. In LEF c’è solo tecnologia?  

NICOLE: No, ovviamente. Il nostro approccio si fonda su tre dimensioni. La tecnologia è ovviamente una di queste tre, ma da sola non basta.
Fondamentale è anche il nostro aspetto organizzativo, cioè il fatto di essere capaci di gestire in modo agile il nostrteam e di darindicatori a cascatache guidino verso il raggiungimento del risultato.
La terza dimensione riguarda ovviamente le persone. Per far sì che siano coinvolte nei processi trasformativi, serve un costante affinamento delle competenze (riqualificare il personale è uno dei nostri mantra) e serve una motivazione verso il miglioramento continuo.
Solo portando avanti queste tre dimensioni, possiamo pensare di generare trasformazioni di successo e sostenibili nel tempo. 

 

 

Nella vostra esperienza concreta, in cosa vi sta aiutando uno strumento come Foxwin? E come si potrebbe implementare all’interno di LEF o di altre realtà con cui collaborate? 

NICOLE: Foxwin permette di coinvolgere le persone all’interno del miglioramento continuo. Dà la possibilità di proporre idee, permette di vederne l’impatto e di tenere traccia del progetto innovativo (stati di avanzamento, ritardi, commenti). E poi garantisce un’agevole user experience digitale.
In LEF, abbiamo introdotto Foxwin in un progetto chiamato Digital Office dove, tecnicamente parlando, è stato integrato all’interno di un ufficio a supporto della produzione. 
Se devo immaginare una versione 2.0 di Foxwin, vedo di sicuro un’integrazione con altri strumenti informatici, volti ad uno scambio di informazioni di dati. L’altro aspetto che intravedo è l’integrazione con strumenti che si trovano all’esterno dell’azienda, cioè nel rapporto con i fornitori. Per avviare processi di innovazione, infatti, l’analisi del flusso di dati provenienti dall’esterno sarà essenziale anche nei prossimi anni.