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Come puoi imparare a risolvere i problemi corretti?

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Questo è ciò che facciamo come esseri umani, risolvere i problemi. Individuiamo un problema che esiste nella nostra vita o in quella di qualcun altro, troviamo una soluzione e poi la implementiamo.
E credo che sia soprattutto questo ciò che serve per avere successo. Identificare un problema e poi realizzare una soluzione.
È così che sono nate e hanno avuto successo aziende come Facebook, Amazon e Apple. Hanno identificato un problema e creato LA soluzione.

Ma ci siamo chiesti, e ti chiediamo: basta questo?
La risposta che ci siamo dati è no. Non basta questo approccio. Bisogna prima capire quali problemi risolvere.

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Perché continuiamo a risolvere i problemi sbagliati

Ovunque guardo, vedo organizzazioni e persone che investono molto in nuove iniziative, trasformazioni e programmi di cambiamento. E in quasi tutti i casi gli obiettivi non saranno mai raggiunti.
Una delle cause più cruciali del fallimento? Le domande giuste non sono mai state poste all’inizio.
Siamo inadempienti alle idee e ai piani. Troppi di questi non riescono ad essere esposti al duro amore per le domande efficaci, mentre noi ci lasciamo avvolgere dalle soluzioni.

Non c’è da stupirsi: siamo condizionati a trovare soluzioni piuttosto che a definire i problemi fin da piccoli.

Provate a pensare ai bambini: ci chiedono TUTTO. In modo fastidioso. E noi? Diciamo loro di smettere di fare tante domande. Arrivati a scuola iniziamo ad essere valutati sulla qualità delle nostre risposte, non sui problemi che stiamo contemplando. Quando entriamo nel mondo del lavoro veniamo premiati per le soluzioni che proponiamo, non per le domande che abbiamo posto.

In effetti, le grandi prestazioni sul lavoro sono solitamente definite come la creazione e l’implementazione di soluzioni piuttosto che la ricerca dei problemi migliori da affrontare.

Così diventiamo molto bravi a risolvere i problemi, anche se sono quelli sbagliati.

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Farsi le domande giuste

Ecco alcune cose da tenere d’occhio quando consideri se la tua organizzazione è orientata alla soluzione piuttosto che al problema. E alcune domande che potresti porre.

Esempio #1
Il management sta diventando entusiasta della trasformazione come fine a sé stessa.
Domanda:
In cosa ci stiamo trasformando esattamente e chi l’ha chiesto in primo luogo?

Esempio #2
La gente inizia a parlare molto di quello che farebbe Apple. O di Netflix. O Uber.
Domanda:
Noi non siamo Apple, Netflix o Uber. In che modo i problemi che i nostri clienti affrontano sono simili ai loro e se lo sono, siamo le persone più qualificate per risolverli?

Esempio #3
In Foxwin ci stiamo entusiasmando nel costruire una nuova app, (ma potrebbe valere anche per la tua azienda con un nuovo prodotto/servizio.)
Domanda
Qual è il vantaggio unico della tua soluzione rispetto a quella già disponibile sul mercato?

Esempio #4
Giornate aziendali fuori sede o riunioni del CDA/team riempite di fantasmagoriche presentazioni di business cases (in PowerPoint!!!) lontani dalla realtà.
Domanda
Prima di dirci cosa ha fatto Google, puoi spiegarci qual’è stato l’impatto del tuo ultimo progetto, cosa è fallito e cosa farai di diverso questa volta?

Ecco, il problema sta nel fatto che le idee la gente le considera sexy. Sono positive, ottimiste, allettanti: come le persone che vorresti avere intorno.

 

 

uomo che scruta

L’innovazione è deludente

Proviamo dunque ad invertire la prospettiva. Se quelli che hanno sempre idee vengono ben visti, la persona che continua a fare le domande difficili è spesso considerata un’ossessiva – una persona puntigliosa – un procrastinatore. Una vera e propria spina nel fianco.

Questo è il problema che abbiamo di fronte – e il motivo per cui vediamo così tanto un teatro dell’innovazione piuttosto che un vero e proprio impatto.

Le iniziative e i progetti sono accompagnati da un’eccessiva semplificazione dell’enunciazione del problema.
Tradotto. Meglio non avere la consapevolezza dei reali problemi.

C’è una mancanza di penetrazione nelle cause alla radice dei problemi.
Tradotto. Non comprendiamo il nostro mondo così bene come crediamo.

La maggior parte delle nostre organizzazioni ha un pregiudizio culturale per l’esecuzione rispetto alla definizione approfondita dei problemi.
Tradotto. Vogliamo semplicemente portare il prodotto sulla strada. Anche se è il prodotto sbagliato (o la strada sbagliata).

L’innovazione, allora, consiste nell’essere più bravi a sbagliare. E continuare a sbagliare ancora, ma un poco meno ad ogni iterazione.

Tuttavia deve essere fondata su una profonda comprensione del problema che stiamo cercando di risolvere.

Per avere il massimo impatto, il metodo è semplice: basta fare le domande giuste.