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Assenso: come praticare questo metodo decisionale
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Le riunioni rappresentano momenti cruciali all’interno delle organizzazioni, ma il loro valore dipende in gran parte dal modo in cui vengono prese le decisioni. Troppo spesso, il processo decisionale si basa su modelli inefficaci, che lasciano insoddisfatti i partecipanti o che generano resistenze e conflitti nel momento dell’implementazione. Da un lato, c’è il classico modello gerarchico, in cui una figura di comando decide per tutti; dall’altro, il voto a maggioranza, che può creare una netta divisione tra chi vince e chi perde, generando malcontento e scarsa adesione alle decisioni prese.
Esistono però alternative più efficaci e inclusive, capaci di rendere le riunioni strumenti di vera collaborazione. Un approccio particolarmente interessante è quello dell’assenso, un principio decisionale mutuato dalla sociocrazia che permette di superare i limiti del consenso totale e della votazione maggioritaria. Attraverso l’assenso, una decisione viene adottata non quando tutti sono entusiasti della proposta, ma quando nessuno ha un’obiezione ragionevole e motivata.
ASSENSO= ASSENZA DI OBIEZIONI
L’idea di fondo è che una decisione non deve essere perfetta per essere accettata, ma deve essere sufficientemente buona e priva di rischi significativi per il gruppo che è coinvolto nella decisione. In questo modo, si evita il rischio del compromesso al ribasso tipico del consenso unanime, ma anche quello dell’esclusione di opinioni minoritarie che si verifica con il voto a maggioranza. L’assenso permette di prendere decisioni in modo più rapido ed efficace, garantendo al contempo il coinvolgimento di tutti i partecipanti.
Come funziona il metodo dell'assenso?
L’assenso si basa su un processo strutturato che guida i partecipanti attraverso fasi precise di analisi e confronto, garantendo che ogni voce venga ascoltata e che la decisione finale sia il risultato di un’elaborazione condivisa.
- Presentazione della proposta
Il processo decisionale ha inizio con l’esposizione di una proposta da parte di un membro del gruppo. La proposta deve essere presentata in modo chiaro, sintetico e motivato, evidenziando il problema che si intende affrontare e le soluzioni previste. - Chiarimenti
In questa fase, i partecipanti possono porre domande per comprendere meglio la proposta. Non si esprimono ancora giudizi, ma si favorisce una comprensione condivisa del contenuto e degli intenti. - Reazioni e miglioramenti
I partecipanti esprimono osservazioni, suggerimenti e proposte di modifica. Questo momento consente di arricchire la proposta iniziale con punti di vista differenti e di migliorare la qualità della soluzione attraverso il contributo collettivo. - Verifica dell’assenso
Il facilitatore chiede se esistano obiezioni motivate. L’obiezione deve riferirsi a rischi reali per il gruppo o alla tenuta della proposta, non a semplici preferenze individuali. Se non emergono obiezioni sostanziali, la proposta viene approvata. - Gestione delle obiezioni
Qualora vengano sollevate obiezioni fondate, il gruppo lavora per modificarla in modo da superare i punti critici, mantenendo però l’essenza della proposta. Il dissenso viene trattato come risorsa di miglioramento, non come ostacolo. - Adozione e implementazione
Una volta affrontate eventuali obiezioni e raggiunto l’assenso, la decisione viene formalizzata e si procede con l’implementazione. Grazie al coinvolgimento attivo, l’adozione risulta più solida, condivisa e orientata all’azione.
L’assenso si considera raggiunto quando ogni partecipante dichiara di poter accettare la proposta, riconoscendola come adeguata alle esigenze attuali e priva di rischi significativi per il gruppo. Non si richiede un’adesione entusiastica o la certezza che rappresenti la soluzione ottimale, ma la consapevolezza che sia sufficientemente valida per essere adottata ora e sicura per essere messa alla prova nella pratica, con la possibilità di rivederla e migliorarla nel tempo.
Nella guida completa troverai un esempio eclatante di decisione presa attraverso il metodo dell’assenso: il lupo e i tre porcellini che riescono a convivere insieme sono una metafora molto efficace per comprendere la logica dell’assenso. In questa versione alternativa della favola, personaggi tradizionalmente in conflitto si trovano a condividere lo stesso spazio. Devono quindi prendere decisioni comuni per organizzare la loro convivenza.
Ogni “abitante” ha bisogni, priorità e timori differenti. Il gruppo deve trovare soluzioni che nessuno percepisca come rischiose o inaccettabili. L’obiettivo non è individuare la soluzione perfetta per ciascuno, ma raggiungere un accordo “sufficientemente buono per ora e sicuro per provare”.
Questa narrazione mostra come l’assenso non cancelli le differenze. Al contrario, le integra in un processo decisionale che valorizza ogni voce e rafforza la cooperazione. È una logica che, seppur raccontata in forma narrativa, riflette ciò che accade nelle organizzazioni. Persone con competenze, ruoli e interessi diversi si trovano a collaborare per prendere decisioni comuni.
L’assenso e la cultura della partecipazione
Adottare il metodo dell’assenso non significa solo cambiare il modo in cui si prendono le decisioni, ma anche costruire una cultura aziendale basata sulla fiducia e sulla partecipazione. In molte organizzazioni, le persone non si sentono libere di esprimere il proprio punto di vista, perché temono di non essere ascoltate o di generare conflitti. L’assenso, invece, crea un ambiente in cui ogni voce conta e in cui il confronto è visto come una risorsa anziché come un ostacolo.
Un elemento chiave di questo approccio è la distinzione tra accordo e accettazione. Spesso, nelle riunioni, si cerca di ottenere un consenso unanime, costringendo tutti a essere d’accordo su una decisione prima di adottarla. Questo può portare a discussioni interminabili o a soluzioni di compromesso che non soddisfano nessuno. Con l’assenso, invece, si accetta una decisione anche se non è la soluzione perfetta per tutti, a patto che non ci siano motivi validi per rifiutarla.
Questa modalità di decisione è particolarmente utile nelle organizzazioni che vogliono sviluppare un modello di governance più orizzontale e partecipativo. Nei team auto-organizzati, l’assenso permette di prendere decisioni senza la necessità di un’autorità centrale, favorendo una maggiore responsabilizzazione dei membri del gruppo.
L’assenso crea un ambiente in cui ogni voce conta.
Quando applicare questo metodo decisionale?
L’assenso si dimostra particolarmente efficace nei contesti in cui il coinvolgimento attivo di tutti i partecipanti è determinante per la qualità e la tenuta delle decisioni. È lo strumento ideale per team di lavoro che devono decidere in tempi rapidi senza sacrificare la profondità del confronto. Pensiamo, ad esempio, a un gruppo di progettazione che deve scegliere la direzione creativa di una campagna: attraverso l’assenso, ogni membro può sollevare obiezioni motivate, come il rischio di un messaggio poco chiaro per il target, permettendo di perfezionare la proposta senza ritardi inutili. Allo stesso modo, in una cooperativa che deve pianificare l’allocazione delle risorse per un nuovo progetto sociale, l’assenso consente di integrare le diverse prospettive finanziaria, operativa e strategica fino a raggiungere una soluzione percepita come sicura e praticabile da tutti.
Risulta particolarmente utile quando si affrontano questioni complesse che richiedono l’integrazione di competenze e punti di vista eterogenei, come, ad esempio, lo sviluppo di un nuovo prodotto, la definizione di procedure interne o la pianificazione di interventi in comunità locali.
Quando è meno indicato applicarlo
Al contrario, l’assenso non è indicato nelle situazioni di emergenza, quando la priorità è decidere in modo immediato e centralizzato. Un esempio tipico è la gestione di un guasto critico in un impianto industriale, dove è essenziale che una figura di responsabilità decida rapidamente senza passare da un processo di confronto strutturato. Lo stesso vale per i contesti soggetti a vincoli normativi stringenti, come una delibera che deve rispettare obblighi di legge già definiti: qui l’assenso può avere uno spazio limitato, ad esempio per discutere le modalità operative di applicazione della decisione, ma non per determinarne l’esito.
Anche in questi scenari meno favorevoli, tuttavia, i principi dell’assenso possono essere applicati in forma ridotta per raccogliere feedback mirati, sondare eventuali criticità e affinare la qualità delle decisioni prese, trasformando anche le scelte più vincolate in occasioni di partecipazione e apprendimento condiviso.
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Adottare l’assenso significa ripensare radicalmente il modo in cui conduciamo le riunioni, trasformandole in spazi di autentica collaborazione e partecipazione. Significa passare da incontri percepiti come un obbligo a momenti di reale costruzione collettiva. Se desideriamo organizzazioni davvero centrate sulle persone, è da qui che dobbiamo partire: da un metodo decisionale che valorizzi ogni contributo, che integri le differenze e che rafforzi il senso di appartenenza. L’assenso non è solo una tecnica, ma un cambiamento culturale capace di rendere le decisioni più solide e condivise, creando riunioni che generano crescita, fiducia e innovazione.
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